NO al taglio. Intervista esclusiva…

Umberto* ha superato da poco i 50 anni ma il suo volto è segnato dalle tante battaglie sostenute a favore della rappresentanza democratica. Lo abbiamo intervistato perché la sua visione ci è sembrata moderna, equilibrata e chiara ma anche per la sua capacità di individuare con sorprendente facilità la demagogia che si nasconde dietro le affermazioni oggi più in voga.

Umberto, non ti sembra che i parlamentari siano troppi per far funzionare le due camere?

Un limitato numero di membri non garantisce un migliore funzionamento della camera; l’esperienza insegna anzi che in una Camera, i deputati che effettivamente contribuiscono al lavoro della stessa, rappresentano di solito una percentuale. Infatti l’elezione dei Deputati non è, in sostanza, che una prima scelta fatta dalla massa degli elettori; ma una seconda ne viene fatta in seguito, sulla base delle capacità rivelate da ogni eletto nel periodo del suo lavoro legislativo.

Resta il fatto che mille parlamentari sembrano davvero troppi

Io credo che il numero dei componenti di un’assemblea debba essere in certo senso proporzionato all’importanza che ha una nazione, sia dal punto di vista demografico, che da un punto di vista internazionale.

Noi non vogliamo conservare l’attuale numero dei deputati per rispetto a una tradizione, ma perché la diminuzione del numero dei componenti la prima camera repubblicana sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo si incomincia sempre con limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni.

Quindi, se nella costituzione si stabilisse l’elezione di un deputato per ogni 150.000 abitanti, ogni cittadino veramente responsabile considererebbe questo atto di chirurgia come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare.

Tuttavia, se contiamo anche i membri dei consigli regionali, il numero diventa veramente eccessivo

Avverto una notevole dissonanza quando si mischia il numero dei parlamentari con quello delle assemblee regionali, poiché, nonostante tutti i poteri che a queste sono concesse, esse non sono parlamenti né i loro componenti potranno chiamarsi parlamentari, sia nel senso peggiore che in quello più nobile della parola. C’è una diversità di rappresentanza e di poteri fra i membri delle assemblee nazionali e quelli delle assemblee regionali.

Ma dare da mangiare a così tanti parlamentari non ci costa troppo?

Ma, ti chiedo: se una nazione spende quanto il fatturato di una media azienda per avere buone leggi, credi veramente che questa spesa sia eccessiva? La cosa importante è che le leggi siano veramente buone! Ma quelle cifre sono irrisorie rispetto all’ammontare complessivo del bilancio in corso.

Eppure il problema dei costi è molto sentito dalla popolazione

Personalmente, ritengo che il problema della diminuzione di tale numero non si sarebbe nemmeno dovuto porre. Si sarebbe dovuto accettare ciò che poteva essere suggerito dell’attuale vita politica del Paese, vale a dire che c’è una vitale necessità di adeguare il numero dei rappresentanti alla aumentata massa della popolazione. Per questo un’eventuale riduzione del numero dei componenti la prima camera costituirebbe un grave errore politico.

* Umberto Terracini (1895-1983), Presidente dell’Assemblea Costituente, testo liberamente tratto dai verbali dell’Assemblea Costituente, Commissione per la Costituzione, Seconda Sottocommissione, 18 settembre 1946

Fonti: https://storia.camera.it/lavori/sedute/18-settembre-1946-scostituente-16-4#nav

Precedente Taglio dei parlamentari. Lettera aperta del Partito Radicale ai cittadini e agli organi d’informazione Successivo Il 4 dicembre conferenza Largo Argentina h.13.30